Le storie che trovate in questa sezione di Vegetus.Net sono tratte dai Purana che sono stati concepiti per completare la conoscenza vedica, che è molto difficile da capire. Se volete, potete leggere le storie di Ekadasi in inglese, seguendo questo collegamento.
Se possedete uno Smart Phone Android, cercate l’App “Ekadasi” sviluppata da Yura Krymlov. Spero funzioni per voi il seguente collegamento.

Ci sono diciotto Purana, sei per ciascuna qualità: virtù, passione e ignoranza. Ci sono persone sotto l’influenza di ciascuna di queste tre influenze ma tutti possono trovare la loro “medicina” per curare le sofferenze causate dalla concezione di vita materialistica. Tutti: virtuosi, passionali ed ignoranti.

“Nessuno può capire la natura trascendentale del nome, forma, qualità e passatempi di Krishna attraverso i suoi sensi materialmente contaminati. Solo quando si diventa spiritualmente saturi di trascendentale servizio al Signore, allora il nome, la forma, la qualità e divertimenti del Signore saranno rivelati”. (Padma Purana)

In ogni storia, sono elencati dei benefici che si ottengono grazie al quel particolare digiuno o comportamento durante ciascuna Ekadasi. In realtà ascoltare o leggere le storie o persino solo conoscere il nome delle varie Ekadasi, porta grandi benefici.

Esistono quattro ere, o Yuga, queste sono:

  • Satya Yuga o Krita Yuga, l’età dell’oro, caratterizzata da armonia col piano divino;
  • Treta Yuga, l’età dell’argento;
  • Dvapara Yuga, l’età del bronzo;
  • Kali Yuga, l’attuale età del ferro, in cui prevalgono ignoranza e materialismo.

Un ciclo di quattro Yuga formano un mahāyuga, corrispondenti a 4.320.000 anni umani. Una serie completa di 1.000 mahāyuga forma a sua volta un kalpa che equivale ad un giorno di Brahma, ovvero 4.320.000.000 anni. Di pari durata è la notte di Brahma.
Brahma vive 100 dei suoi anni ovvero 8.640.000.000 anni moltiplicato 360 che rappresenta un anno di Brahma. Due kalpa costituiscono quindi un giorno ed una notte di Brahma. Un mese di Brahma conterrebbe 30 di questi giorni e notti, 259,2 miliardi di anni. Secondo il Mahabharata, 12 mesi di Brahma (da 360 giorni e notti di Brahma) costituiscono un anno di Brahma e 100 anni di Brahma costituiscono un ciclo di vita dell’universo o vita di Brahma, chiamato mahakalpa.

Dopo ogni mahakalpa (100 anni di Brahma), Brahma muore e avviene una distruzione totale dell’universo (mahapralaya), che dura quanto è durata la vita di Brahma: 100 anni di Brahma. Dopo tale periodo, Brahma rinasce e si ripete nuovamente il ciclo.

Per avere una idea su Brahama, l’universo, chi siamo noi, qual’è la nostra originale dimora e natura, mi tocca spiegare un po’ di cose, cercando di mantenere il tutto in modo accettabile:

  • Universo spirituale
  • Origine dell’universo materiale
  • Come appare Brahama

L’universo spirituale è infinito, eterno, è la nostra dimora originale. Gli esseri non sono creati, esistono da sempre, sono splendenti, pieni di conoscenza, eternità, beatitudine. Tutti gli esseri hanno quattro braccia.

A volte una specie di nuvola copre un piccolo frammento di questo infinito universo spirituale. Ecco quindi che un Vishnu si sdraia sull’Oceano Causale contenuto in questa porzione di mondo spirituale coperto dalla nuvola e con il sonno meditativo, dai suoi pori (alcuni dicono dal suo respiro) emanano innumerevoli sfere.

Un’altro Vishnu entra quindi in ciascuna di queste innumerevoli sfere e si sdraia sul serpente Sesha. Dall’ombelico di questo Vishnu all’interno di ciascuna sfera, nasce un fiore di loto alla cui sommità appare Brahma. Esistono quindi innumerevoli Brahma, ciascuno all’interno di un universo. Brahma, come giocasse con i mattoncini del Lego, fornisce le forme agli esseri, secondo i loro desideri.

Un altro Vishnu (siamo al terzo Vishnu) entra quindi nel cuore di ciascuna delle forme materiali generate da Brahma, accanto all’essere spirituale. I vari tipi di corpo altro non sono che dei veicoli o Yantra e Vishnu si trova accanto all’anima eterna, all’interno di ciascun Yantra proprio come l’autista si trova assieme al passeggero in un Taxi. È l’autista ad accordare al passeggero un itinerario. Il passeggero desidera, l’autista dispone il percorso ed eventualmente concede di raggiungere la meta desiderata. Non siamo mai indipendenti. Possiamo solamente desiderare e il raggiungimento della meta dipende esclusivamente dalla concessione del Vishnu presente nel nostro cuore, nel nostro Yantra.

Ricapitolando:

  • Vishnu è l’origine degli universi materiali;
  • Vishnu entra in ciascun universo materiale;
  • Vishnu è l’origine di Brahma. Brahma appare, non è creato perché tutti gli esseri esistono da sempre e sono eterni. Nel mondo materiale le differenti forme servono ad accontentare i desideri degli esseri;
  • Vishnu entra nel cuore di ogni essere e ne dirige l’esistenza: īśvaraḥ sarva-bhūtānāṃ hṛd-deśe ‘rjuna tiṣṭhati bhrāmayan sarva-bhūtāni yantrārūḍhāni māyayā (Bhagavad Gita 18.61)
  • Vishnu è anche la forza che tiene insieme gli atomi. In realtà esiste solo Vishnu perché tutto dipende da Lui.

Conquistare una visione unitaria, non è poi così difficile quando si accetta la presenza di Vishnu nel cuore di ogni essere. Non importa quale sia la forma dell’essere. Non importa la sua posizione sociale oppure la sua condotta morale. Vishnu è nel cuore quindi ci sarà facile (anzi, sarà doveroso farlo) dare il benvenuto a chiunque, dal profondo del nostro cuore. Non è per niente complicato e da questa conoscenza sulle origini dell’universo, deriva anche la consapevolezza che tutto è perfetto, senza macchia, incontaminabile.

Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna spiega ad Arjuna la teoria dell’evoluzione e dell’involuzione durante i cicli cosmici:

“Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahma è di mille eoni e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos’è un ciclo cosmico. Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall’indistinto; quando viene la notte, è in esso che si risolvono, in ciò che è detto l’indistinto. Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all’esistenza, figlio di Pritha, si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno. Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che, anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce. È detto l’Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il fine supremo. Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. È la mia sede suprema.” (Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21)

Ed ancora:

“Oh figlio di Kunti, alla fine di un eone tutti gli esseri vanno a questa mia natura, poi, all’inizio di un eone, io li emano di nuovo. Padroneggiando la mia natura cosmica, io emetto sempre di nuovo tutto questo insieme di esseri, loro malgrado e grazie al potere della mia natura.” (Bhagavad Gita, Canto IX, versi 7,8)

Bene, a questo punto, vi chiedo di fare una ricerca sulle seguenti tematiche:

  • quanto vive il moscerino della frutta
  • quanto vive una sequoia

Vi invito anche a non mettere al centro voi stessi come punto di osservazione. Pensate come pensano un moscerino della frutta ed una sequoia. Osservate dal loro punto di vista, non solamente dal vostro punto di vista. Se ce la fate a vedere con gli occhi del moscerino e della sequoia, è possibile che siate in grado di comprendere la durata della vita di Brahma. Cercate anche cosa disse Einstein sulla forma dell’universo e sul tempo. Buona ricerca!

Torniamo alle storie di Ekadasi:

Una volta nella foresta di Namisharanya, si riunirono ottantottomila tra Rishi e Muni.

Ecco una bella storia a questo proposito:

Dopo la grande battaglia del Mahabharata, i saggi ed i santi, consapevoli degli effetti estremi del Kali Yuga, molto preoccupati avvicinarono Brahma per conoscere quale posto potesse rimanere intatto dagli effetti del Kali Yuga. Brahma tirò fuori una ruota sacra (Chakra) e la lanciò sulla Terra dicendo che dove la ruota si fosse fermata, quello sarebbe stato il posto. I saggi seguirono la ruota che si fermò nella foresta di Naimisha. Così, essi stabilirono in quel posto la loro dimora per ulteriore penitenza.

I saggi riuniti domandarono a Suta Gosvami: “Nei prossimi tempi del Kali Yuga, tanto tribolati, in che modo le prossime generazioni potranno sbarazzarsi di tutti i dolori? Siamo tutti ansiosi di sentire da Te.”

A quella domanda Suta Gosvami raccontò per il benessere dell’umanità, delle ventisei Ekadasi. In un anno ci sono dodici mesi e dodici mesi fanno 24 Ekadasi. Tuttavia in un anno bisestile (Purushottama Masa) c’è un giorno in più, quindi le Ekadasi salgono a ventisei. Solo ascoltando i nomi delle Ekadasi, tanti peccati sono lavati via.
L’ascolto e la sola lettura del nome, porta benefici, come tutto ciò che a Krishna è legato. I saggi hanno detto che il digiuno garantisce frutti ma anche che Udyapan darà i frutti del digiuno.

Udyapan era strettamente seguito da molte comunità indiane. È il rituale eseguito il giorno della fine formale delle osservanze rituali (Vrata) ma è quasi impraticabile oggi. Ad esempio, per la maggior parte degli Udyapan si chiede di invitare 21 Brahamana e dar loro da mangiare. Quindi oggi le persone svolgono Udyapan secondo la loro capacità. Alcuni invitano un prete e fanno una grande puja con amici, parenti e vicini di casa. In tali puja tutti i riti e le modalità per porre fine alla vrata vengono spiegati dal prete. Alcuni eseguono puja e preghiere e nutrono i poveri in questo giorno. Si visita anche il tempio della divinità a cui l’osservanza rituale era dedicata.

Un altro metodo semplice che sta guadagnando popolarità è quello di invitare una coppia e dar loro da mangiare.

Nella foresta di Namisharanya, venne alla luce il Maha-Purana, ovvero lo Srimad Bhagavatam dove vengono riportati i dialoghi tra gli ottantottomila e Suta Gosvami.

Come scritto nello stesso Bhagavatam, il testo venne redatto dal compilatore dei Veda, Vyasadeva; recitato dal figlio di quest’ultimo, Sukadeva gosvami, sulle rive del Gange, al morente Re Parikshit, viene ascoltato da Suta Gosvami, un celebre rishi che, a sua volta, lo ripete ai saggi riuniti in assemblea nella foresta di Naimisha, vicino al fiume Gomati, insieme al Mahabharatha. Preoccupati dal futuro dell’umanità, i saggi si erano riuniti per compiere dei rituali al fine di ostacolare le influenze della nuova era che proprio allora stava iniziando, il Kali Yuga.
Il racconto ha inizio proprio nel momento in cui Suta arriva nella foresta e costituisce la risposta fornita da Suta alle domande dei rishi sull’essenza della saggezza vedica.

Per il beneficio di tutti, ecco i ventisei nomi di Ekadasi:

01. Utpanna
02. Mokshada
03. Saphala
04. Putrada
05. Sat-tila
06. Jaya / Bhaimi
07. Vijaya
08. Amalaki
09. Papamochani
10. Kamada
11. Varuthini
12. Mohini
13. Apara
14. Nirjala
15. Yogini
16. Sayana / Padma
17. Kamika
18. Pavitropana o Pavitra
19. Aja / Annada
20. Parivartini / Parsva
21. Indira
22. Papankusha
23. Rama
24. Haribhodini / Utthana
25. Adik mas – Padmini
26. Parama

Per le persone guidate dalla virtù, il “succo” dei digiuni di Ekadasi, si riassume nel canto e/o recitazione dei Santi Nomi, come ad esempio:

E nelle seguenti parole:

Devoto: come pulire il nostro cuore?

Śrīla Bhakti Vaibhava Purī Māhārāja: “Per mezzo della ripetizione dei Nomi potete pulire il vostro cuore. Non c’è altro modo. Ci sono tanti modi per controllare i sensi ma Māhprabhu disse, ‘Solamente attraverso Nāma possiamo farlo.’ Quindi ripetere Nāma giorno e notte, senza conteggiare quante volte lo si fa. Kīrtanīyaḥ sadā hariḥ. Questo controllerà il cuore. Non c’è altra via. Ci sono modi descritti nella Gītā e nel Bhāgavatam ed anche il altri sādhakas che dicono molte cose, ma non c’è altro modo. Dipendere sempre da Nāma. Con tutta la sincerità senza desiderare nulla, senza domandare nulla.

na dhanaṁ na janaṁ na sundarīṁ
kavitāṁ vā jagad-īśa kāmaye
mama janmani-janmanīśvare
bhavatād bhktir ahaitukī tvayi

(Śikṣāṣṭakam 4)

Kṛṣṇa, Ti prego, benedicimi! Non voglio pace mentale, nessun tipo di pace! Voglio solo la Tua misericordia! Non chiedo niente! Non ricchezza, salute, pace, nessun vantaggio! Non c’è egoismo in me. Perché queste cose sono kāmana, se vuoi qualcosa da Lui è kāma. Se vuoi pace, è anche kāma! Se vuoi essere liberato da māyā, questo è ancora kāma! Tutto rientra in kāma. Non pregare per nulla. Ripeti sempre Nāma. Questo distruggerà tutte le cose indesiderabili, questo pulirà il mio cuore. Il mio cuore diverrà puro. La mia mente sarà in ordine e poi godrò della pace. Attraverso Nāma. Niente altro.”

(Sua Divina Grazia Srila Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaja – Mayapur, 1992

Ekadasi è una parola sanscrita che si riferisce all’undicesimo giorno della fase lunare. La caratteristica di Ekadasi, è il digiuno. L’osservanza di Ekadasi non è solamente l’atto del digiuno (benché cosa importante) ma ha altri aspetti profondi. Il digiuno è solo una espressione pratica, un simbolo.

Perché digiunare per Ekadasi?

Perché le Ekadasi sono giorni molto cari a Krishna e perché il Signore Ciaitanya Mahaprabhu chiese a Sua madre di digiunare in quei giorni. Per fare contento Ciaitanya Mahaprabhu, che è Krishna congiunto con la Sua compagna eterna Radharani, digiuniamo o almeno ci asteniamo da alcuni alimenti solo per farLo contento. Senza chiedere nulla in cambio.

Se non si può digiunare, cosa mangiare durante Ekadasi?

• Tutti i tipi di frutta (fresca e secca), tutti i tipi di noci e tutti gli oli derivati

• Patate, zucca, cetriolo, radici, rapanelli, rafano, zucchine, limone, avocado, olive, cocco, grano saraceno, tutti gli zuccheri

• Tutti i prodotti derivati dal latte puro

L’astronomia ci narra delle correlazioni tra il nostro sistema planetario, le stelle, il Cosmo e ci informa che siamo parte di un sistema solare o sistema cosmico. Essere un “sistema” significa essere un “organismo” naturalmente correlato ad altri sistemi, altri organismi. Siamo una parte inseparabile del “sistema”. Non siamo corpi indipendenti, non siamo come un’auto sulla strada che non ha un collegamento organico. Siamo correlati al sistema solare ovvero una grande famiglia di cui il Sole è il capo ed i pianeti i membri. Non possiamo non essere correlati al Sole. Siamo coinvolti dalle leggi operanti in questo sistema solare.

Gli astronomi studiano i movimenti dei pianeti e delle stelle mentre gli astrologi vedici studiano gli effetti prodotti dagli astri, dalle stelle, sul “sistema”. L’osservanza di Ekadasi è correlata all’osservazione delle relazioni che abbiamo con i pianeti e le stelle e le costellazioni. Per questi motivi ci sono orari precisi per interrompere il digiuno di Ekadasi.

Il movimento di una cosa in relazione ad un’altra si chiama “movimento relativo”. Non c’è un pianeta statico. Persino il Sole non è statico. Tutto si muove nell’universo, anche il nostro Sole con tutti i pianeti che gli girano attorno, si muove nell’universo. Ci sono stelle molto più grandi e luminose del “nostro” sole e la cui luce non ci ha ancora raggiunti. Ciascun pianeta, stella, Costellazione, è collegato al “sistema” e non possiamo sfuggire alla loro influenza finché siamo in questo universo.

Si dice che il Sole influenzi la nostra personalità; per questo viene chiamato Atmakaraka. Egli influenza l’anima degli esseri umani. Nel Rig-Veda, il Sole viene identificato come l’anima dell’universo così come l’anima (atma) degli individui. Il Sole è in grado di influenzare tutto l’essere vivente. Egli è quindi Atmakaraka. Karaka è colui che agisce, manipolatore, direttore. Il Sole è importante!

La Luna influenza la mente. La mente è fatta di sostanze materiali perché essa non è spirituale ma materiale. Ad esempio in Omeopatia la medicina consiste in una goccia di medicamento mescolata violentemente con altre centinaia o migliaia di gocce per ottenere una frazione infinitesimale della medicina originale. Questa mistura ha potenza di medicina e quando la sostanza viene ulteriormente diluita diviene ancora più potente. Per questo si dice che l’Omeopatia ci fornisce una “vibrazione aromatica” nel senso che si tratta di un residuo infinitesimale della originale medicina.

Similmente alla medicina Omeopatica, la mente è una porzione infinitesimale della sostanza del nostro cibo, non solo assunto attraverso la bocca ma anche attraverso i sensi i quali contribuiscono a formare la mente e le cose relative alla mente.

La mente è molto, molto sottile ed è formata da tutto ciò che noi assumiamo.

I pianeti influenzano la mente. La Divinità che presiede la mente è la Luna. Ekadasi è particolarmente rilevante nella relazione tra Luna e mente. Siamo fatti dalle influenze, dalle forze dei pianeti. Non siamo indipendenti! Una parte è in relazione all’influenza di un pianeta e un’altra parte all’influenza di un altro pianeta. La Luna influenza la mente.

Come Ekadasi è in relazione al movimento della Luna e della mente?

Noi abbiamo dei centri nel corpo chiamati Chakra i quali non sono altro che centri di energia che “girano” in qualche direzione, come l’acqua scorre in un fiume. Il Chakra è una ruota in movimento circolare. I Chakra non sono fisici ma psicofisici e psicologici, non sono nella mente o nel corpo ma sono nel corpo astrale. La Luna ha una influenza fisica sul corpo e una influenza sui Chakra, influenze che alla fine si riflettono sulla mente.

La mente si muove su e giu attraverso questi Chakra. Quando questa operazione si attua coscientemente, si chiama Yoga. Quando la Luna cresce e cala, la mente viene molto influenzata. Per questo le persone che soffrono di malattie mentali divengono molto disturbate durante i giorni di luna piena e luna nuova.

Non possiamo osservare l’influenza lunare sul pianeta Terra perché la terra è solida ma possiamo osservare questa influenza sugli oceani che sono liquidi. La Luna influenza tutto il pianeta Terra. Il Sole influenza la Luna e la Luna influenza la Terra. Queste influenze quando “incoscienti” ci trasformano in strumenti nelle mani della Natura mentre quando ne siamo coscienti stiamo praticando lo Yoga. Un po’ come camminare da un luogo all’altro volontariamente o involontariamente. I movimenti lunari ci raccontano il movimento della mente attraverso i Chakra.

Ci sono dei vantaggi nel tenere il corpo magro e lo stomaco libero dall’eccesso?

Quando allo stomaco viene dato il compito della digestione, i medici dicono che con l’assunzione di cibo la circolazione sanguigna è accelerata verso gli organi digestivi mentre quella verso il cervello diminuisce tanto che sperimentiamo sonnolenza che compromette le capacità cerebrali. Non ci sono vantaggi nel far lavorare lo stomaco nel giorno dedicato alle pratiche Yoga. Nel giorno di Ekadasi tutte le energie vanno dirottate verso lo Yoga, senza però esagerare e le persone malate o che non possono osservare un digiuno totale, possono mangiare latte e frutta etc.

Dare un po’ di riposo all’organismo almeno due volte al mese, è una scelta assai intelligente soprattutto quando le nostre abitudini di vita sono caratterizzate dall’assunzione di cibo contaminato dalla chimica o dall’inquinamento o perché esageriamo o ancora perché ci cibiamo di alimenti non adatti all’uomo (carne, pesce, uova…). Le cattive abitudini di vita che caratterizzano i giorni prima di Ekadasi, possono essere compensate con il digiuno totale o parziale due volte al mese nei giorni stabiliti dal moto lunare. Ekadasi offre molti vantaggi fisici, astrali e spirituali. Poiché questo giorno è collegato direttamente alla Luna, alla mente, ci sentiamo aiutati nella meditazione e nella contemplazione. In India tutto viene interpretato spiritualmente. I fiumi sono divinità. Le montagne sono divinità. Tutto è santo e collegato con il Divino. Tutto è presieduto da una particolare divinità come ad esempio Gramadevata, Grihadevata, etc. Dio è ovunque. L’idea è che dobbiamo percepire la presenza di Dio in tutto e dappertutto. Nello spazio, nel tempo. In tutto c’è Dio. Il tempo è Dio. Le direzioni sono Dio. Quindi ogni oggetto diviene personificazione di Dio. Questa è la caratteristica dell’India, una caratteristica che ha un profondo significato nella vita.

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