Curiosamente, non esiste una biografia autorevole di Nityananda Prabhu; e mentre Rupa, Jiva, e Raghunatha non lo citano nemmeno una volta in tutti i loro scritti, Sanatana Gosvami vi si riferisce solo brevemente nell’invocazione del suo Vaisnava-tosani. Ciò nonostante, il mondo è fortunato perché i biografi di Mahaprabhu hanno dedicato intere sezioni delle loro opere alla vita di Nityananda, e queste possono essere raccolte in questa mastodontica letteratura, e anche nei testi vaishnava del tardo medioevo, come il Bhakti-ratnakara e il Prema-vilasa.

Nityananda Prabhu apparve nel villaggio di Ekcaka, chiamato anche Ekacakra, nel paese di Rahri (Radhadesha), a circa otto miglia ad est dal luogo dove attualmente si erge la stazione Mallarpura della Ferrovia E.I (nel moderno distretto Birbhum del Bengala occidentale). Il suo luogo di nascita è commemorato da un tempietto chiamato Garbhavasa ed è visitato da una moltitudine di pellegrini anche ai giorni nostri. Sebbene non esista una relazione autorizzata della sua nascita, si dice che egli sia nato attorno al 1474 e che il nome di suo padre fosse Hadai Ojha. Hadai era un noto pandita, discendente da un ottima famiglia di brahmana, le cui origini provenivano da Mithila; il nome di sua moglie era Padmavati. Il loro unico figlio, Nityananda, era nato in un giorno di buon augurio, il tredicesimo giorno della luna piena del mese di Magh. Questo fortunato giorno fu reso ancor più propizio grazie alla nascita di Nityananda Prabhu.

Da bambino, Nitai (così come veniva chiamato) aveva un gruppo di amici intimi, e insieme amavano imitare i divertimenti di Krishna e dei Suoi associati. Una volta, essi si travestirono da esseri celesti e pregarono il Signore di alleviare il fardello della Terra in Kali-yuga. Nityananda Prabhu e una compagna, che era vestita come la Terra sofferente, si spostarono insieme agli altri bambini a giocare sul Gange, dove si rivolsero a Sri Visnu. In quel momento, uno dei bambini si nascose dietro una roccia e con voce profonda disse: “Presto nascerò a Mathura per alleggerire l’oppressione della Terra.” I ragazzi si divertivano, come fanno i bambini, mentre erano completamente assorti nei krisna-lila.

In un’altra occasione, Nitai e i Suoi amici del villaggio si riunirono per imitare la celebrazione del matrimonio di Vasudeva e Devaki, i genitori di Krishna. Il giorno seguente essi giocarono fingendo di essere nella prigione di Kamsa e recitarono l’intera storia della nascita di Krishna. Una volta, mentre mettevano in scena questo episodio, Nitai trasformò l’area in un insediamento di mandriani e vi portò “Krishna”, eludendo Kamsa con la sostituzione di Yogamaya con Krishna nella prigione. Recitando ogni giorno queste storie dalla trama intricata, i bambini divennero piuttosto intimi e giunsero ad amare Nitai come loro amico e guida naturale. Egli era il più dotato di immaginazione tra loro, e tutti ridevano e condividevano emozioni gioiose quando egli li vestiva da demoni. Nel recitare la storia di Putana, per esempio, essi prorompevano in scroscianti risate quando uno dei loro amici fingeva di succhiare il seno della demone, come faceva il piccolo Krishna. Talvolta Nitai costruiva dei demoni coi giocattoli, chiamandoli Bakasura, Aghasura, Vatsasura, e così via, e si impegnava a lottare con loro finendo per ucciderli. I suoi amici erano tanto presi dalla recitazione dei suoi giochi, che tornavano ogni giorno sentirglieli ripetere incessantemente. Raramente i suoi amici giocavano il ruolo dell’elefante Kuvalayapida o dei lottatori Canura e Mustika: Nitai fingeva di lottare con loro, vincendoli e trascinandoli via per i capelli. Alla fine della giornata, il loro stomaco doleva per le risate, e raccontavano ai genitori quanto si divertivano nel giocare con Nitai.

A volte Nitai portava i Suoi amici dal lattaio locale ed essi lo guardavano mentre rubava il burro e lo yogurt, come aveva fatto Krishna nei Suoi Vraja lila. Il lattaio, naturalmente, non protestava. Infatti, egli era un complice che metteva da parte i latticini in eccesso per Nitai e i suoi amici, e aspettava che si presentassero. Tutti gli adulti di Ekacakra adoravano Nitai. Erano affascinati da questo ragazzino speciale, e lo amavano quanto i loro figli. Vedendo il suo totale assorbimento in Krishna e negli avatara di Visnu, essi sospettavano che a sua volta egli potesse essere una sorta di incarnazione. Era instancabile, e di giorno in giorno metteva in scena un divertimento diverso; lo faceva tanto abilmente che i suoi vicini si chiedevano meravigliati, “Com’è possibile che egli abbia tanto talento? Come fa a conoscere le storie tanto bene? Nessuno gli ha spiegato tutti questi particolari”. Un giorno egli imitò il divertimento in cui Krishna solleva la Collina Govardhana, con tutti gli aspetti della storia recitati alla perfezione. In un lato egli costruì una replica di Vrindavana, mettendo in scena diverse parti dei Vraja-lila con molto realismo, e un’altra volta, finse di rubare i vestiti alle gopi e di visitare le vedove dei brahmana impegnati nei sacrifici. In un’occasione, uno dei ragazzi si vestì come Akrura, e per ordine di Kamsa portò Krishna e Balarama via da Vrindavana. Nitai pianse di dolore, sentendo la separazione dalle gopi. Le lacrime d’amore fluivano dai suoi occhi. La sua recitazione era a tal punto autentica che tutti coloro che osservavano la scena si chiesero se stesse solo recitando o se stesse in qualche modo sperimentando ciò che recitava. Era sempre perfetto sia che giocasse a fare Krishna, Balarama, o anche Vamana, o altre incarnazioni del Signore.

“Nitai, dove hai imparato tutte queste cose?”, chiese una delle signore del vicinato. La sua domanda divertì Nityananda. “Sono i Miei divertimenti divini”, rispose, “e vi sto permettendo di vederli.” Le persone risero scuotendo la testa. Non sapevano cosa pensare di lui.

Tra i Suoi ruoli più convincenti c’era quello di Laksmana, il fratello di Rama, che in realtà stava a indicare la sua identità divina di Balarama. I ragazzi e gli adulti, che lo guardavano recitare, erano coperti dall’energia yogamaya e potevano assaporare solo la loro relazione con lui, quale piccolo Nitai di Ekacakra. Il Caitanya-bhagavata di Vrindavanadasa Thakura (Adi-lila Capitolo Nove) elabora questo punto. Nityananda Prabhu travestito da Laksmana parlava con enfasi. Ergendosi all’esterno del finto palazzo di Sugriva, per esempio, Egli in un impeto di collera diceva: “Esci, spregevole scimmia! Il Mio Signore, Rama, non è soddisfatto dalle tue azioni. Egli sta aspettando di risolvere il nostro dilemma, che tu tieni in mano mentre stai seduto oziosamente, festeggiando e divertendoti con donne di bassa classe. Se vuoi che Io ti risparmi la vita, va da Rama più in fretta che puoi e offriGli il tuo aiuto!” Così, Nitai e i Suoi amici, una scena dopo l’altra, recitavano il lila di Rama e Laksmana. Poiché Nitai era davvero Balarama, di cui Laksmana è un’incarnazione, sperimentò i vari sentimenti del fratello minore di Rama. Spesso Egli aggiungeva un dialogo appropriato che indicava il Suo coinvolgimento personale nel ruolo, e il Suo pubblico oscillava invariabilmente tra il credere che stesse solo recitando una parte, e il sentire che vi era qualcosa di sovrannaturale nella sua credibilissima recitazione. Mentre entrava in una seconda identità che solo lui poteva vedere pienamente, agli abitanti di Ekacakra veniva offerto un accenno della Sua identità divina. Alcuni di loro sapevano che la recitazione di Nityananda costituiva un gioco nel gioco, e che il gioco superiore era una manifestazione della realtà più elevata della vita: il lila del Signore.

Per i primi dodici anni del suo lila manifestato, Nityananda Prabhu rimase a Ekacakra e condivise affettuosi divertimenti con i suoi vicini. Poco prima dei suoi tredici anni, però, un mendicante errante, che taluni affermano fosse il famoso santo Laksmipati Tirtha, arrivò a casa sua e fu accolto come ospite da Hadai Pandita, l’amorevole padre di Nityananda.
Con grande rispetto e ospitalità brahminica, Hadai Pandita offrì all’eminente ospite tutto ciò che possedeva. “Ti prego, sentiti libero di prendere tutto ciò che vuoi,” disse. “La mia casa è la tua.” L’ascetico visitatore spiegò che la sua era una vita semplice, e che i suoi bisogni erano minimi. Tuttavia, egli disse, aveva bisogno di un compagno di viaggio, e il giovane Nitai sarebbe stata una persona adatta per tale servizio. Riluttante, Hadai Pandita acconsentì a lasciare andare suo figlio. Dopo tutto, egli aveva promesso di dare al sannyasi tutto ciò di cui aveva bisogno, e rinnegare il suo desiderio avrebbe voluto dire annullare un’ingiunzione fondamentale delle Scritture.

Nityananda Prabhu aveva desiderato recarsi a Navadvipa per qualche tempo, ma questa si trovava a circa 100 miglia a nord di Ekacakra, lui era solo un ragazzino. Sapeva che Mahaprabhu era già apparso nel mondo ed era impegnato in divertimenti d’infanzia nei quali Egli celava la Sua missione e la Sua identità divina. “Mi divertirò andando nei luoghi santi con questo meraviglioso sannyasi”, pensò Nityananda Prabhu, “e tra qualche tempo, quando Mahaprabhu sarà pronto, Mi recherò a Navadvipa.” Fu così che, Nityananda lasciò felicemente Ekacakra con l’asceta viandante. Ma la Sua felicità non era condivisa dai Suoi genitori. Per loro fu come un incubo. Come avevano potuto accettare che il sannyasi prendesse Nitai, il loro amato figlio? Cosa era accaduto loro? Essi sentirono che dovevano essere stati coperti da un velo di illusione per lasciare andare il loro giovane Nitai. Egli avrebbe vissuto una vita dura, pensarono, sempre sulla strada; e a causa di ciò avrebbero perso la Sua dolce associazione. L’anziano Hadai Pandita, non potè tollerare l’assenza di Nitai, e dopo qualche tempo morì, morso dal serpente della separazione.

Nitai viaggiò da un luogo santo all’altro per i vent’anni successivi, finchè ebbe trentadue anni, ricevette le istruzioni e l’amicizia del suo più anziano compagno sannyasi. Tra gli altri luoghi di pellegrinaggio, Egli si recò a Vaidyanatha, a Gaya, a Kashi, a Prayaga, Hastinapura, Dvaraka, Siddhapura, Siva-kanci, Visnu-kanci, Kuruksetra, Pravasa, Naimisaranya, Ayodhya, Haridvara, Godavari, Mathura, e Vrindavana. Egli percorse l’India in un lungo e in largo e con la sua presenza santificò il subcontinente, rendendo ancora più sacri i luoghi santi. Il divertimento di quei viaggi è una reminiscenza di Balarama, che si spostò da un luogo all’altro, visitando tutti quei luoghi mentre si svolgeva la battaglia di Kuruksetra.

Secondo il Bhakti-ratnakara, Nitai trascorse un lungo periodo nella santa terra di Pandarpura (Maharastra), dove il suo altro sé, Vishvarupa (il fratello maggiore di Mahaprabhu), aveva lasciato il corpo. In quel momento, egli assorbì la shakti di Vishvarupa nel suo proprio essere. Ciò è confermato nel Caitanya-bhagavata (Adi 6.81) e nel Gaura-ganoddesha-dipika (65).

Quando Nitai riprese a viaggiare, sentendo l’estasi di queste aree sacre, manifestò sempre più la sua natura avadhuta; la sua maniera di agire e il comportamento generale diventò ancora più indefinibile e bizzarro; nessuno riusciva a comprendere che cosa lo motivasse o perché si comportasse in quel modo. Egli era noto per esempio, per la sua danza estatica con l’indumento atto a coprire i fianchi drappeggiato invece attorno alla testa. Oppure si sedeva in braccio a Malini e succhiava il suo seno come se fosse un neonato –lei era ben oltre l’età in cui si allatta un bambino e lui era un uomo di trentadue anni; ma la cosa più strana era che il suo succhiare faceva scorrere veramente il latte! Lo strano comportamento di Nityananda Prabhu verrà esplorato ulteriormente nel verso seguente.

Nityananda era considerato un sannyasi avadhuta, sebbene si dice che egli non adottò mai formalmente l’ordine del sannyasa. Gli avadhuta (“i puri”) vengono solitamente associati alla tradizione Saivite, ma vi è un ramo poco noto di sannyasi vaisnava conosciuti come turiyatit-avadhuta. Costoro sono descritti dalla Narada-parivajaka-upanisad, dalla Turiyatit-avadhuta-upanisad e dalla Brihad-avadhuta-upanisad. Divinamente eccentrici, questi avadhuta sannyasi erano noti per andare nudi (sia la Caitanya-bhagavata sia il Bhakti-ratnakara includono passi che illustrano Nityananda in pubblico senza indumenti), sono in pace con il mondo, sono indifferenti a dolore e tristezza, hanno un accentuato disinteresse per i principi e le regole e per le abitudini di casta. Molte di queste caratteristiche, se non tutte, erano riscontrabili in Nityananda Prabhu. Il suo comportamento era così bizzarro che alcune persone si alzavano e correvano via se solo udivano il suo nome. (Caitanya-bhagavata, Madhya 3.169) Infatti, anche Advaita Acarya scherzando si riferisce a Lui come sahaje pagala, “un pazzo naturale”. (Caitanya Caritamrita, Madhya 3.97)

Secondo il Bhakti-ratnakara, Nityananda Prabhu incontrò per la prima volta Laksmipati Tirtha mentre attraversava Pandarapura (il che indica che, secondo l’autore del Bhakti-ratnakara, il sannyasi che tolse Nitai ai suoi genitori non era Laksmipati Tirtha ma qualche altro sannyasi sconosciuto). Si dice che Laksmipati avesse avuto dei sogni intensi riguardanti Sri Balarama, e quando incontrò Nityananda a Pandarapura, si convinse che quel meraviglioso giovane Nityananda non era altri che Balarama Stesso. Quando essi ebbero sviluppato una profonda relazione d’affetto, Nityananda diventò sempre più caro a Laksmipati Tirtha, e Laksmipati Tirtha divenne caro a Lui. Secondo alcune autorità, a quel tempo, Laksmipati iniziò Nityananda Prabhu, dandogli il nome brahmacari “svarupa”. Per conseguenza, scrittori come Vrindavanadasa Thakura e Srila Kaviraja Gosvami si sono spesso riferiti a Lui come a “Nityananda Svarupa”.

Madhavendra Puri era il più rinomato discepolo di Laksmipati Tirtha. A lui si attribuisce l’instaurazione della dolce verità del madhurya-rasa, che in seguito diventò parte integrante degli insegnamenti Gaudiya vaisnava, e anche di essere stato il primo ad esprimere apertamente la posizione preminente di Radharani nella Gaudiya sampradaya. Fu grazie alla relazione straordinariamente dolce con Laksmipati Tirtha che egli incontrò Madhavendra Puri mentre camminava diretto verso vari luoghi di pellegrinaggio. Chi può descrivere il prema che venne scambiato quando queste due grandi anime si incontrarono e si abbracciarono? La loro relazione sbocciò immediatamente in un loto dolcemente profumato di amore fraterno, ma poiché Madhavendra Puri era suo superiore, e aveva giocato un ruolo tanto importante nel definire la missione Gaudiya, Nityananda Prabhu lo trattò sempre come se fosse stato il suo maestro spirituale. Infatti Nityananda Prabhu considerò Madhavendra Puri non differente da Laksmipati Tirtha. Per questo motivo, spesso ci si riferisce a Nityananda Prabhu (insieme con Advaita Acarya e Yshvara Puri) come a uno dei più amati discepoli di Madhavendra Puri.

Nityananda Prabhu raggiunse presto Vraja. La sua estasi aumentò di un milione di volte. Visitando i molti luoghi associati con il krisna-lila, egli gridò, danzò, roteò, rise, e ululò come un pazzo. A Gokula, Egli vide la casa di Nanda Maharaja e rimase là per un po’. Quando si guardò attorno e sentì la struttura delle pareti, pianse pietosamente, ricordando i divertimenti che il Signore aveva svolto là. Offrendo i propri omaggi a Sri Madan-gopala, egli si recò a Hastinapura, la capitale dei Pandava. Visitando tutte le memorabili foreste lungo il sentiero, giunse finalmente a Sri Vrindavana-dhama. Là si impegnò in molti divertimenti meravigliosi presso la Yamuna, interagendo con compagni invisibili che solo Lui riusciva a vedere.

Infine Nityananda Prabhu giunse ad un bellissimo albero baniano chiamato Sringara-vata (che più tardi venne chiamato Nityananda-vata). Qui egli impazzì completamente d’amore per Krishna. Si sedeva, poi si alzava, e poi si sedeva di nuovo. Raccoglieva dei fiori dall’area attorno all’albero e, sdraiandosi, li poneva su varie parti del proprio corpo. Poi si alzava, e mentre i fiori cadevano a terra, gridava. La sua malattia d’amore spirituale non potè più essere contenuta dal suo cuore e dalla sua mente, ed egli si sentì come se dal suo corpo si sprigionasse del fuoco che andava in tutte le direzioni. A causa di questa traboccante intensità, egli gridava: “Dov’è Krishna? Dov’è la mia vita e la mia anima?!” Appena queste parole emanavano dalle sue ansiose labbra, tremava senza alcun controllo e lacrime d’amore scendevano dai Suoi occhi come torrenti di pioggia. In quel momento egli fu colpito da una sorprendente visione interiore, e seppe che Mahaprabhu aveva completato i suoi riservati divertimenti d’infanzia. Ora Mahaprabhu era impegnato completamente nella Sua missione, e la rivelava a tutti. Questa realizzazione fece ridere Nityananda per l’affetto sfrenato verso il suo fratello spirituale, e così, da Sringara-vata, Egli proseguì verso Navadvipa per unirsi ai divertimenti di Mahaprabhu.

Era l’anno 1506, e dopo un arduo viaggio attraverso dense foreste in uno stato di frenetica devozione simile al trance, Nityananda Prabhu raggiunse la terra di Nadiya. Gustando l’atmosfera spirituale, egli si recò direttamente alla casa di Nandanacarya, un grande devoto che viveva ai confini a sud di Antardvipa, dove Ganga e Jalangi si incontrano. La sua casa era circondata da un noto giardino, animato dai gridi di cuculi e pavoni, che era chiamato Sri Ishodhyana. Questo giardino ricordava Vraja, con i suoi cespugli di bacche, di fiori profumati e grande varietà di alberi da frutto. Nityananda si sentì a casa laggiù. Egli pensò: “Mahaprabhu è veramente mio fratello minore ed è ansioso di vedermi. Fammi giocare con Lui e vediamo se Lui mi troverà qui”.

Consapevole della presenza di Nityananda, Mahaprabhu inviò Haridasa Thakura e Srivasa Pandita alla sua ricerca. Ma dopo tre ore essi tornarono senza Nitai; non erano riusciti a trovarlo. Haridasa è Brahma, il creatore dell’universo, e Srivasa è Narada, che ha libera possibilità di volare dovunque desideri. Tra di loro, essi avevano sufficienti poteri mistici per realizzare qualsiasi cosa. E tuttavia Nityananda, grazie al suo inconcepibilmente poderoso desiderio, fu in grado di mantenersi nascosto a queste due abili anime.

Mahaprabhu si divertiva al gioco trascendentale di Nitai, e come lui, volle assaporare il loro primo incontro. Egli apprezzava il fatto che ci fosse qualche ritardo nel trovare Nityananda Svarupa. Dopo qualche tempo però Egli sentì di non poter aspettare più a lungo; riunì tutti i devoti e andò direttamente a casa di Nandanacarya.

Quando finalmente i due Signori si videro per la prima volta, furono immediatamente sopraffatti da ondate di estasi. Nitai aveva appena trentadue anni, e Mahaprabhu aveva vent’anni. Entrambi sentirono che ora le Loro vite erano perfettamente complete e, abbracciandosi, piansero fiumi di estasi. Dopo essersi glorificati vicendevolmente per qualche attimo, Nitai cadde a terra privo di sensi. Ben presto risvegliato dal tocco lenitivo di Mahaprabhu, essi continuarono a glorificarsi a vicenda esprimendosi in modi poetici e attraenti. Tutti i devoti riuniti furono colti da meraviglia, e realizzarono di essere fortunati di poter assistere a un avvenimento tanto esoterico e sublime, cosa che accade raramente in un migliaio di ere di Brahma. Il luogo dove i due Signori si incontrarono per la prima volta è attualmente commemorato da un piccolo tempio chiamato Sri Gaura-Nityananda Mandira.

Poco dopo il loro incontro iniziale, Mahaprabhu portò Nityananda a casa di Srivasa Thakura per offrire a Nitai, che è il guru originale di tutta l’umanità, il Vyasa-puja, ossia l’adorazione al guru. Nityananda, però, sottrasse a Mahaprabhu tutti gli articoli necessari per il puja, e adorò invece Lui. Nitai continuava a ripetere: “Nimai Pandita (Mahaprabhu) è il mio Signore e padrone! Nimai Pandita è il mio Signore e padrone!” Ci fu una costante competizione tra chi doveva servire. Il loro vicendevole amore è indescrivibile.

Da questo momento, fino a quando Mahaprabhu lasciò Navadvipa per Jagannatha Puri, Nitai fu sempre al Suo fianco. Sia Vrindavanadasa Thakura sia Krishnadasa Kaviraja Gosvami asseriscono inequivocabilmente che Nitai possiede la chiave d’accesso al cuore di Mahaprabhu. La tradizione Gaudiya vaisnava è enfatica su questo punto: colui che pensa di poter ottenere l’amore per Dio senza prima ottenere la misericordia di Nityananda Rama vive nell’illusione.

Mahaprabhu chiese a Nityananda Prabhu e ad Haridasa Thakura di agire come Suoi predicatori porta a porta, diffondendo il messaggio d’amore per Dio in ogni casa di Navadvipa. Fu a quel punto che Nitai e Haridasa incontrarono i due fratelli, Jagananda e Madhavananda Bandopadiya, noti anche come Jagai e Madhai. Questi erano i discendenti di un illustre dinastia di brahmana ma avevano abbandonato il sentiero virtuoso dei loro antenati per una vita dissoluta. Quando i due emissari della misericordia di Mahaprabhu li incontrarono per la prima volta, Jagai e Madhai erano, come al solito, in uno stato di torpida ebrietà, e creavano disordine in tutto il villaggio. Nitai provò compassione per quelle anime cadute e pensò che se avessero potuto correggerli, la missione di Mahaprabhu sarebbe stata accolta ancora meglio a Navadvipa. Avvicinatosi ai due riottosi fratelli per la strada, Nitai li pregò di cantare il santo nome di Hari per poter assaporare il dolce nettare della coscienza di Krishna, ma i due scellerati respinsero Nitai sulla via, bestemmiando e apostrofandolo con nomi oltraggiosi.

Il giorno successivo, Mahaprabhu chiese ai Suoi due predicatori di tornare sulla scena dell’incidente. Così fecero, ma al loro arrivo ricevettero soltanto un linguaggio ingiurioso. Oltre a un trattamento verbale offensivo, Madhai lanciò una brocca che si infranse sul capo divino di Nitai, facendolo sanguinare. (Sebbene il corpo di Nitai fosse perfettamente spirituale, egli manifestò questo lila affinchè Jagai e Madhai potessero ottenere la liberazione). Questo atto di violenza spezzo il cuore di coloro che erano presenti, incluso Haridasa. Anche Jagai si sentì triste e rimproverò suo fratello che stava per colpire di nuovo Nitai. Jagai suggerì a Madhai di desistere, dicendogli che il suo comportamento era oltraggioso.

Quando Mahaprabhu sentì ciò che era accaduto, si infuriò e si precipitò personalmente sul posto. Com’era possibile che qualcuno facesse del male a un’anima mite come Nitai? Facendo ricorso al disco, la Sua arma divina, che è radiosa e fiammeggiante, Mahaprabhu era pronto a uccidere sul posto i due repellenti fratelli, obbligandoli ad assaporare l’ira di Dio. La Sua collera, tuttavia, fu placata da Nitai, il quale Gli ricordò che la maggior parte della gente in questa era è caduta quanto Jagai e Madhai, e la Sua missione consisteva proprio nel liberarla con l’amore, non con la violenza. Ascoltando le parole di Nitai, Mahaprabhu fu disposto a perdonare Jagai, perché aveva cercato di proteggere Nityananda Prabhu, ma Madhai, che aveva compiuto l’azione più malvagia aggredendo Nitai, doveva essere perdonato da Nitai in persona.
La misericordia di Nitai non conosce limiti, ed egli perdonò rapidamente Madhai per tutto ciò che aveva fatto.

Quando Jagai e Madhai videro l’affettuoso scambio tra Mahaprabhu e Nityananda e, soprattutto osservarono la natura indulgente di Nitai verso di loro, sentirono che il loro cuore si trasformava; decisero così di diventare devoti ed entusiasti sostenitori della missione del sankirtana di Mahaprabhu. Nel vedere la loro sincerità, Mahaprabhu prese tutti i loro peccati sul Suo capo, il che, per qualche breve attimo, trasformò il Suo corpo dorato in un colore nerastro, spiacevole a vedersi. Infatti, quando Citragupta, l’assistente di Yamaraja, cercò di calcolare i peccati collettivi di Jagai e Madhai, non riuscì a farlo, e perse i sensi esausto. Dopo l’episodio con Nitai, però, Jagai e Madhai stabilirono il più elevato standard di servizio devozionale cantando costantemente il santo nome di Krishna (almeno 10.000 volte al giorno) e istruirono altri nei minimi particolari della religione vaisnava. Madhai, in particolare, si sentiva colpevole per la sua nefanda offesa e un giorno avvicinò Nityananda Prabhu chiedendogli una espiazione particolare. Nitai lo istruì a pulire regolarmente un preciso luogo di abluzioni di Navadvipa ed Egli compì questo ed altri servizi per il resto della sua vita. Quel luogo esiste tutt’oggi, ed è chiamato Jagai e Madhai Ghat.

Mahaprabhu e Nityananda trascorsero diversi anni insieme a Navadvipa gustando i divertimenti del sankirtana. Il destino voleva, però, che Mahaprabhu presto decidesse di prendere il sannyasa, l’ordine della vita di rinuncia, e di diffondere la Sua missione del sankirtana in tutta l’India. Nityananda Prabhu era uno dei pochi associati confidenziali a sapere di questo prossimo evento, e fu lui ad accompagnare Mahaprabhu a Katwa, dove sarebbe avvenuta l’iniziazione al sannyasa. Poco dopo la cerimonia di rinuncia di Mahaprabhu, i due divini fratelli si recarono insieme a Puri. Sul cammino, si verificò un interessante divertimento. A sole sei miglia a nord di Puri, nel villaggio di Kamalapura, Mahaprabhu si bagnò nel fiume Bhargi e, mentre Si bagnava, lasciò il Suo bastone di sannyasi nelle mani di Nityananda Prabhu. Dopo esserSi bagnato, Mahaprabhu si recò nell’adiacente tempio di Siva noto come Kapoteshvara. In quel momento Nityananda Avadhuta ruppe il sacro bastone in tre pezzi e li gettò nel fiume. In questo caso, esistono diverse ragioni per il suo “inspiegabile” comportamento avadhuta: (1) Mahaprabhu era un nuovo sannyasi e, secondo la tradizione, avrebbe dovuto portare il bastone con sè finchè non fosse entrato negli stadi più avanzati del sannyasa. Nityananda, tuttavia, valutò che essendo Mahaprabhu Dio, la Persona Suprema, era comunque superiore anche al sannyasi più anziano, e quindi pensò che non aveva bisogno di portare il bastone con Sé; (2) Per una serie di ragioni piuttosto complesse, Mahaprabhu aveva ricevuto il sannyasa da un monaco della scuola di sannyasi impersonalisti. Questa particolare classe di asceti portano un singolo bastone per affermare che credono di essere tutt’uno con Dio. Mahaprabhu, però, in realtà era un sannyasi vaisnava, e questi portano un triplice bastone, per indicare di aver abbandonato corpo, mente, e parole al servizio del Signore. Anche per questa ragione Nityananda Prabhu ruppe il bastone del Signore in tre pezzi; (3) Per finire, è detto che Mahaprabhu voleva arrivare a Puri da solo, per godere del Suo incontro con il Signore Jagannatha in perfetta solitudine e poter meditare su di Lui senza alcuna interruzione. Avendo Nitai rotto il bastone da sannyasi di Mahaprabhu, Gli permise di fingersi incollerito e di correre avanti rispetto ai Suoi compagni di viaggio. Ciò Gli consntì di arrivare a Puri prima degli altri. Correndo con incomparabile entusiasmo per vedere il Suo Signore, con le lacrime agli occhi, Egli si recò direttamente al tempio di Jagannatha e riuscì a provare l’estasi dell’associazione con il Signore prima che arrivassero i Suoi compagni. Ciò fu reso possibile per la rottura del bastone di sannyasi. Il fiume in cui Nitai aveva gettato i pezzi del bastone, è ora chiamato Danda-bhanga-nadi, “il fiume del bastone rotto”.

Poco dopo questo danda-bhanga-nadi-lila, Mahaprabhu e Nityananda arrivarono a Puri e assaporarono il fatto di trovarsi nel santo dhama insieme. Ma questo amore-in-unione non era destinato a durare, e rapidamente Mahaprabhu lasciò Nityananda laggiù, procedendo nel Suo giro del sud dell’India che sarebbe durato due anni. È impossibile descrivere la separazione provata da questi due fratelli spirituali.

Quando Mahaprabhu tornò fu compiaciuto di vedere che Nitai, a Puri, aveva sviluppato il movimento con l’aiuto di alcuni importanti devoti locali: Sarvabhauma Bhattacarya, Mukunda Datta, Jagadananda Pandita, e altri. A Navadvipa, invece, il movimento era stato estremamente trascurato, e quindi Mahaprabhu organizzò di rimandare in Bengala Nityananda, il Suo più fidato comandante del sankirtana, a sviluppare la missione lassù.
Mahaprabhu chiese a Gadadhara Dasa, Raghunatha Vaidya, Krishnadasa Pandita, Ramadasa, Parameshvari-dasa, Purandara Pandita, Govinda Ghosa, Vasu Ghosa, e ad altri di assistere Nitai nella sua missione, e nel Novembre del 1511 li inviò tutti nel territorio del Bengala.

Kaviraja Gosvami (Madhya 15.42) fa riferimento a quest’importante trasferimento in Bengala: nityanande ajna dila—’yaha gauda deshe / anargala prema-bhakti kariha prakashe // “Sri Caitanya Mahaprabhu ordinò a Nityananda Prabhu, “Vai in Bengala e senza alcun limite manifesta il servizio devozionale, la coscienza di Krishna.” In quel momento Mahaprabhu prese Nitai da un lato e gli dette delle istruzioni private. Alcuni affermano che Egli chiese a Nitai di sposarsi, ma ciò non è sostenuto da alcun testo autorevole. Ad ogni modo, Nitai prese seriamente l’ordine di predicare in Bengala (Antya 3.148): nityananda gosani gaude yabe aila / prema pracarite tabe bhramite lagila // “Quando tornò in Bengala per predicare il culto della bhakti, l’amore per Dio, Sri Nityananda cominciò a viaggiare per tutto il paese.” Egli giunse a conoscere tutto il Bengala come un re conosce il suo dominio. A quel tempo egli dette inizio al pellegrinaggio in Bengala, in particolar modo a Navadvipa, e molti affermano che fu quando conobbe Jiva Gosvami, impegnato nel famoso parikrama descritto da Bhaktivinoda Thakura nello Sri Navadvipa Dhama Mahatmya e anche nello Sri Navadvipa Bhava Taranga. È più probabile, tuttavia, che il pellegrinaggio con Jiva Gosvami sia avvenuto in una data posteriore.

Quando Nitai tornò per la prima volta in Bengala, iniziò la propria missione a Panihati, un villaggio situato quattro miglia a nord di Calcutta. Per quasi cinque mesi egli predicò e raggruppò seguaci in questa zona, finchè a migliaia cantarono e danzarono in estasi diretti dalla sua abile supervisione. Fu in quel periodo che Raghunatha dasa Gosvami, allora un ragazzino, avvicinò Nityananda Prabhu come un servitore sottomesso. Poiché “Dasa Gosvami”, come Raghunatha dasa veniva chiamato, era nato in una famiglia benestante, Nitai gli chiese di patrocinare un grande festival in cui tutti i devoti potessero avere quanto yogurt e riso spezzato desiderassero. Il festival di Panihati fu un grande successo, attrasse pellegrini provenienti da molte miglia tutt’intorno, e tutti parteciparono in diverse maniere. Ciò incrementò in modo naturale il movimento del sankirtana e soddisfece moltissimo Nityananda.

A Panihati, Nityananda Rama utilizzava la casa di Raghava Pandita come un quartier generale, e da lì egli predicava a migliaia di persone appartenenti a entrambe le sponde del fiume Bhagirathi, convertendo gente che proveniva da ogni parte. Poi, egli si trasferì a Varahanagara, dove rimase nella casa di Gadadhara dasa. Trasformò quella piccola residenza in un altro vasto centro del movimento. È detto che commosse così profondamente la gente di quella zona che perfino ai bambini piccoli era permesso spostarsi dai villaggi vicini, anche nei giorni di scuola, per unirsi al kirtana.

Dopo un periodo fruttuoso in quei luoghi, dove fondò centri di predica autosufficienti, Nityananda Prabhu arrivò a Khardaha, dove si stabilì per qualche tempo nella casa di Purandara Pandita. Egli fece di questo luogo un centro speciale, e vi tornò successivamente con Jahnava Devi, sua moglie, ma per il momento egli si spostò ancora per continuare l’opera di proselitismo a favore di Mahaprabhu. La fermata successiva fu a Saptagrama, una delle più ricche città del Bengala. Molti degli abitanti della città, ora come allora, appartengono alla casta Suvarna-vanika, che commerciano con l’oro e sono considerati dei fuori casta. Sebbene secondo gli standard indu essi fossero intoccabili, Nityananda vedeva con equanimità tutte le anime e diffuse affettuosamente gli insegnamenti di Mahaprabhu, chiunque incontrasse. La gente di Saptagrama in cambio prese ad amare Nityananda Prabhu, apprezzando la sua autentica visione spirituale che permetteva loro di avere un ruolo nel movimento del sankirtana. Alcuni di loro dicevano che Nityananda Rama era uguale a un fiore Satya-yuga, che è in grado di diffondere la sua incantevole fragranza per miglia attorno a sé, per anni fino alla fine. Condividendo compassionevolmente la coscienza di Krishna con tutti indiscriminatamente, anche Nityananda, era in grado di diffondere il movimento di Caitanya Mahaprabhu perfino tra i devoti appena spuntati.

Dopo essere rimasto per un periodo a Saptagrama, Nityananda Prabhu continuò a viaggiare, visitando Santipur e Navadvipa, dove si recò letteralmente di casa in casa chiedendo alle persone di arrendersi alla missione del sankirtana di Mahaprabhu. Egli trasportò questa richiesta a Thanajora, a Baragachi, a Dogachiya, a Fulia, e in tutti i villaggi su entrambe le rive del Gange. A Khardaha si dice che abbia convertito non meno di 1.200 uomini e 1.300 donne buddisti, e convertì un altro folto gruppo di buddisti anche a Ramakeli (sebbene alcuni dicano che quest’opera in realtà fu espletata da Virabhadra, il figlio di Nitai).

In quel periodo si unirono a Nityananda Prabhu i suoi più importanti seguaci: il poeta Jnanadasa, i tre fratelli Madhava, Govinda, e Vasu Ghosa, che ottennero la notorietà come scrittori di canzoni e come cantanti di kirtana; e i dodici “gopala”, ossia i devoti che incarnarono sentimento di devozione in amicizia di Nitai (come opposto al più popolare madhurya o sentimento coniugale). In realtà, Nitai aveva cominciato a organizzare il suo gruppo di “amici pastori” mentre si trovava al festival Cidamahotsava di Panihati, fornendo, in un certo senso, la prima organizzazione Gaudiya vaisnava del Bengala costituita dai dodici gopala.

Nel sentimento di Balarama, Nitai enfatizzò sakhya bhava proprio come Mahaprabhu, nel sentimento di Sri Radha, e aveva scelto di focalizzarsi sul madhurya bhava. Questo era il metodo generale di Gaura-Nitai: rivelare i diversi bhava al mondo nel suo complesso, sebbene sia detto che in realtà fu Nitai, nel sentimento di Ananga Manjari, a dare il madhurya bhava a coloro che erano già a questo stadio.

Nityananda Prabhu rese popolare sakhya bhava con l’aiuto dei suoi dodici gopala, che circa 5.000 anni prima, al tempo dei divertimenti manifestati di Krishna, erano i pastori compagni di Krishna e Balarama. Questi gopala rinacquero 500 anni fa (al tempo di Nityananda Prabhu) per assisterlo nei suoi divertimenti. Scrittori vaisnava, quali Kavi Karnapura, hanno rivelato l’identità di ognuna di queste distinte personalità, secondo il loro ruolo, sia nei lila antichi di 5.000 anni sia in quelli di 500 anni fa.

Il primo e forse il più importante di questi dodici può essere catalogato come Ramadasa Abhirama o Khanakul-Krishnanagar di Hooghly. Egli possedeva una forza colossale, era in grado di sollevare un grande albero e usarlo come flauto, ed era anche uno dei più intimi associati di Mahaprabhu: Gli era stato presentato da Nitai come assistente e guardiano. Si dice che Ramadasa portasse una frusta conosciuta come Jaya Mangala, e che se egli era ben disposto verso qualcuno, la usava delicatamente picchiando tre volte —dopo di che costui sviluppava immediatamente un puro amore per Krishna. È affermato che Ramadasa Abhirama è Sridama nei lila di Krishna.

Il secondo dei dodici gopala era Sundarananda Thakura, un brahmana ascetico, che nei lila di Krishna era Sudama; poi vi era Dhananjaya, che era stato Vasudama; Gauridasa Pandita era Subala; Kamalakara Pipalai era Mahabala; Uddharana Datta era Subahu; Mahesha Pandita era Mahabahu; Purusottama era Stokakrisna; Parameshvara dasa era Arjuna; Purushottama Nagara era Dama; Kala Krishnadasa era Labanga; e Sridhara era Madhu-mangala, o secondo alcuni, Kusumasava. Con l’aiuto di questi santi, unitamente all’apporto di Gadadhara dasa e di molti altri luminari vaisnava, Nityananda Prabhu ebbe successo nel diffondere il vaisnava dharma in tutto il Bengala.

Una dissertazione su Nityananda Prabhu sarebbe poco completa senza menzionare il suo matrimonio, in tarda età, con Jahnava Devi e la sua sorella minore Vasudha.

Quando Nitai tornò dal Bengala su richiesta di Mahaprabhu, decise di abbandonare il proprio status di avadhuta ed entrare nel grihastha ashrama. Uno statista di nome Suryadasa Sarakhel, il fratello del gopala Gauridasa Pandita, aveva due sorelle che erano delle grandi devote; i loro nomi erano Jahnava e Vasudha. Essendo ragazze qualificate che provavano un grande affetto per Nityananda Prabhu, furono scelte per sposarlo, ed egli da parte sua, le amava teneramente. Naturalmente, esse non erano devote comuni. Secondo Kavi Karnapura, le due ragazze erano rispettivamente incarnazioni di Revati Devi e di Varuni Devi, che erano le mogli di Sri Balarama (sebbene entrambe le ragazze siano considerate anche incarnazioni di Ananga Manjari).

Dopo qualche tempo Vasudha mise al mondo due bambini —un maschio di nome Virabhadra (o Viracandra) e una femmina di nome Gangadevi. Kavi Karnapura afferma che Virabhadra era un incarnazione di Ksirodakashayi Visnu (un espansione di Sankarsana) e che Gangadevi era la stessa Ganga personificata. Virabhadra, in particolare, diventò un grande leader della comunità vaisnava e continuò a diffondere gli insegnamenti Gaudiya alla maniera del suo elevato padre.

Poco dopo la nascita dei due divini bambini, Vasudha morì, e Jahnava fece il voto di allevarli come fossero stati suoi. Jahnava adottò anche un ragazzo di nome Ramacandra (Ramai), che amò più della vita stessa. Il padre biologico di Ramacandra era conosciuto come Caitanya dasa, ed era un grande devoto di Jahnava Thakurani. Lui e la moglie non erano riusciti ad avere figli finchè lui non pregò madre Jahnava. Le sue preghiere portarono frutti, e sua moglie mise al mondo due maschi, Ramacandra e Sacinandana. Riconoscente, Caitanya dasa dette il suo primogenito (Ramacandra) a Jahnava affinchè badasse alle sue necessità. Questa storia è narrata nel Nityananda-vamshavali, che cita come propria fonte il Murali-vilasa. Per la maggior parte della sua gioventù quindi, Jahnava fu impegnata a curarsi dei suoi tre figli.

Col passare degli anni, impersonando gli ideali di devozione nella Gaudiya sampradaya, Jahnava Ma sviluppò una reputazione di vaisnavi superlativa. Ella iniziò suo figlio Virabhadra così come molti altri componenti maschili e femminili della comunità vaisnava. Figure di primo piano della linea di Mahaprabhu presero rifugio ai suoi piedi di loto, e personalità come Narottama Dasa Thakura, Srinivasa Acarya e Syamananda Prabhu la accettarono come il vaisnava più preminente del Bengala. Jahnava partecipò al festival di Kheturi e le venne assegnato un posto d’onore, essendo la personalità presente più avanzata.

Il primo giorno del festival di Kheturi, i devoti chiesero a Jahnava Ma di occuparsi di tutti i festeggiamenti. Così ella fece, assicurandosi che il kirtana proseguisse con pieno entusiasmo, che le divinità fossero adorate col massimo splendore, e che la massa dei partecipanti si divertisse con i giochi devozionali in commemorazione dei divertimenti di Krishna. Il secondo giorno, con l’aiuto dei vaisnava, ella cucinò personalmente per le migliaia di devoti presenti, cercando di servirne con le proprie mani il maggior numero di persone possibile. In tal modo ella si rese cara ai vaisnava, che furono tristi vedendola lasciare il festival per il suo pellegrinaggio a Vrindavana.

Sebbene Jahnava Ma si recasse a Vraja dopo il festival di Kheturi, e questo sia indubbiamente il più famoso dei suoi estesi viaggi, ella si era recata a Vraja una o due volte in precedenza. Il suo primo viaggio fu apparentemente da studente, e Jahnava trascorse molte ore ad ascoltare le opere scritte di fresco dai Gosvami. Si dice che in quella circostanza Rupa Gosvami in persona le illustrasse la letteratura. Gradualmente, ella sviluppò un piano metodico per creare solidarietà tra i vaisnava del Bengala e quelli di Vraja, e durante le sue poche visite alla terra dei divertimenti di Krishna, lo mise in pratica efficacemente. Quando Jahnava si recò là appena prima del festival di Kheturi, conferì con Jiva Gosvami, e il loro piano congiunto si manifestò sotto forma del gruppo del sankirtana che portò Narottama, Srinivasa, e Syamananda in Bengala con i libri dei Gosvami di Vrindavana.

Jahnava Ma convertì alcuni musulmani al vaisnavismo di Mahaprabhu e diventò cara ai devoti Gaudiya di tutta l’India. I Sei Gosvami la trattavano con il maggior rispetto, e Dasa Gosvami, in particolare, era grato per la sua associazione. Egli trascorse un buon lasso di tempo mostrandole la zona del Radha-kunda, e i due accettarono ogni opportunità per danzare in estasi.

Quando Jahnava Thakurani vide Rama Ghat, la zona lungo le rive della Yamuna dove Balarama Si divertì personalmente in una propria danza rasa, la sua estasi spirituale non conobbe limiti.

Jahnava ebbe visioni mistiche per tutta la vita e ricevette direttive divine da Nityananda Prabhu molto dopo che Egli aveva lasciato questo mondo. Una volta, in una visione, ella vide la Divinità di Gopinatha e la Sua piccola compagna Radha, che le dicevano di sostituire la Divinità di Radha con una più grande. Ella tornò in Bengala con questa missione e alla fine spedì la Divinità più grande con una nave agli entusiasti devoti che la aspettavano a Vraja. La sua relazione con Gopinatha, una Divinità installata dal suo discepolo Madhu Pandita, incarna l’essenza dell’esoterismo vaisnava e non può essere descritto qui.

Al momento della dipartita di Jahnava da questo mondo mortale, la sua meravigliosa manifestazione come Ananga Manjari, che si erge in una posizione di danza alla destra di Krishna, fu enfatizzata dai più intimi seguaci di Nityananda Prabhu. Questa “Ananga-Kanai-Rai,” l’adorabile devozione della sorella minore di Radha accanto a Radha e Krishna insieme, rimane il punto centrale dei devoti che discendono nella successione di Jahnava Devi.

Il Vamshishiksa afferma che Jahnava Ma lasciò questo mondo fondendosi nella forma di Gopinatha di Vrindavana (sebbene si dica anche che ella scomparve a Kamyavana, dove, forse, la Divinità era stata portata durante l’iconoclastico periodo del dominio musulmano). Comunque sia, l’esempio della sua vita supera quello della sua morte, poiché in vita ella aprì il vaisnavismo alle donne in una maniera che ruppe ogni limite, permettendo loro di camminare al passo con gli uomini in termini di servizio, di devozione e qualità, e l’abilità di elevarsi al più alto livello di perfezione.

Per concludere, sarà bene menzionare che a Ekacakra-grama, non lontano dal luogo di nascita di Nityananda Prabhu, si trova una Divinità di Krishna conosciuta come Bankima Raya —una Divinità che fu installata da Nityananda Prabhu in persona. Sul lato destro di questa Divinità vi è una Divinità di Jahnava Ma e sul lato sinistro una Divinità di Sri Radha. I sacerdoti di questo tempio dicono che Nityananda Prabhu è entrato in questa forma di Bankima Raya quando fu pronto a lasciare il pianeta per i Suoi lila eterni nel mondo spirituale. Non esistono altre storie a proposito della scomparsa di Nitai, e quindi è questa che solitamente viene accettata dalla comunità vaisnava ortodossa. Sia come sia, la presenza, di Jahnava così come la Sua shakti personale, Jahnava Thakurani, è sempre percepita alla presenza del guru, perché il guru è considerato una manifestazione vivente dell’amore di Nityananda Prabhu, e la Sua shakti è ciò che conferisce al discepolo autentico la capacità di compiere servizio e di sperimentare la felicità della vita devozionale.

Tratto dal libro Sri Panca-tattva, i cinque aspetti di Dio di Satyaraja dasa (Steven Rosen). Tutti i diritti riservati.

Se questa pagina ti è stata utile, allora condividila!